Campo di missione

È un grande privilegio per me poter inviare una relazione dei nostri primi mesi di missione nella Repubblica del Niger. Dopo anni attesa, Dio ha aperto le porte e mi ha concesso il grande onore di partire come missionario delle ADI in Africa. Avevo sedici anni, ancora giovinetto, quando, nella profondità del cuore, avvertii la forte e chiara chiamata divina per il continente africano e ho atteso altri sedici anni prima di vedere “il sogno” realizzato nella mia vita e nella mia famiglia.

Il 5 giugno 2014, il Consiglio Generale delle Chiese, riunito a Crotone, nella persona del fratello Loria, ci ha comunicato, con grande entusiasmo, che la nostra richiesta per partire in missione in Niger era stata accettata.

La chiesa nazionale nigerina è giovane, molto piccola, fragile e particolarmente bisognosa di uomini e di donne consacrati che vengano per predicare il Vangelo. Le Assemblee di Dio del Niger nascono nel 1990 con l’arrivo di due coppie missionarie dal Burkina Faso e dalla Francia. Dopo un anno di duro e faticoso lavoro evangelistico, nasce la prima chiesa e, da questo momento, comincia l’Opera di Dio in un uno dei Paesi più poveri ed islamici dell’Africa dell’ovest.

 

L’ARRIVO NELL’AMATO CONTINENTE NERO

Il 2 settembre, indimenticabile data, insieme a Sara e ai miei bambini, Gioele e Andrea, abbiamo lasciato l’Italia.
Dopo dodici ore di viaggio, siamo arrivati a Niamey, la capitale, sani e salvi per la grazia di Dio. Fuori dall’Aeroporto Internazionale “Diori Hamani”, ci hanno accolti, con grande gioia, il fratello Kader, presidente dell’AD, insieme a sua moglie. Era da dieci anni che i fratelli nigerini pregavano per avere un rapporto di comunione con la chiesa italiana e Dio ha risposto alle loro richieste.

Dopo i saluti iniziali, siamo stati accompagnati nella missione americana “The Link”, gestita dal missionario dell’AD El-Salvador, fratello Rivas, dove abbiamo alloggiato per venti giorni. Le prime due settimane sono state veramente difficili, non avevamo né casa né macchina, non conoscevamo la lingua, ma Dio è stato il nostro aiuto e soccorso e, al momento giusto, ha provveduto tutto il necessario.

PRIMI MIRACOLI DIVINI

L’8 settembre, Gioele ha iniziato la scuola (il CGC ha deciso che i miei bimbi possono frequentare la Sahel Academy, una scuola americana gestita da missionari evangelici, per i figli dei missionari: l’ideale per noi!!!). Tanta era la nostra preoccupazione. Gioele, a differenza di Andrea, è molto timido, ha un carattere un po’ debole, parla solo l’italiano e adesso deve frequentare una nuova scuola dove si parla soltanto inglese!

Mentre portavamo il bambino e oltrepassavamo il cancello centrale, mia moglie elevava a Dio una piccola e semplice preghiera: “Dio aiutaci”. Queste due parole sono arrivate dinanzi al Trono Celeste. Arrivati nella segreteria, la missionaria che ci accompagnava ci ha presentati al direttore: “Questi sono i missionari che vengono dall’Italia”; finita l’ultima parola, una donna che era lì presente si voltò verso di noi e ci disse in italiano: “Dall’Italia? Bene, piacere, io mi chiamo Judi, sono nigeriana, ho vissuto in Nuova Zelanda, ho abitato in Inghilterra, poi sono stata dieci anni a Roma e parlo l’italiano. Sono una missionaria infermiera, non so perché, ma la mia missione, tre mesi fa, mi ha trasferito in Niger per essere l’infermiera della scuola”. Con le lacrime agli occhi, guardandola fissa, le ho detto: “Tu sei la risposta di Dio alla preghiera di mia moglie. Sei stata trasferita in Niger per aiutare mio figlio Gioele”.

Grazie a Dio, il bambino si è ben inserito, ha fatto amicizie e ha iniziato a parlare l’inglese. La maestra ci ha detto che è uno dei bambini più bravi della classe. Offro al Signore la mia lode e gratitudine per tutto quello che Lui ha compiuto per noi.

 

PRIME ATTIVITÀ SPIRITUALI

Dopo la prima settimana dal nostro arrivo, ho fatto la mia prima predicazione nella missione americana “The Link” e da lì, tutte le domeniche, siamo impegnati in una chiesa diversa per annunciare l’Evangelo. Anche in questo il Signore ha operato grandemente permettendomi dopo soltanto un mese dal nostro arrivo di predicare direttamente in francese, lingua a me completamente sconosciuta. Fino a questo momento, Dio ci ha dato gioia di visitare quattordici chiese.
Lo svolgimento dei culti è caratterizzato da tanta gioia. Il culto africano è una grande “festa” che i credenti offrono al Signore; vedere ex-musulmani che cantano, danzano, pregano, confessano il Nome di Gesù e gioiscono per celebrare Dio è qualcosa che commuove i nostri cuori. La mia cara moglie, che mi ha seguito in questa chiamata, oltre a suonare il flauto traverso durante le riunioni, ha iniziato ad insegnare in una Scuola domenicale nel villaggio Koubia, 15 km da Niamey. La chiesa è nata due anni fa, per la testimonianza della missione dell’El-Salvador; il locale di culto è una capanna fatta con una struttura di ferro con il tetto di paglia, non c’è pavimento né pulpito né gruppo musicale, ma c’è la presenza dello Spirito Santo. Tutti i mercoledì pomeriggio abbiamo la gioia di vedere circa 15-20 bambini di diversa età che si riuniscono per cantare, pregare e ascoltare le storie della Bibbia. Sedici di loro provengono da famiglie musulmane: questo è un grande miracolo, perché attraverso i bimbi la grazia di Cristo può arrivare nelle loro case. Il 4 novembre, i fratelli responsabili mi hanno dato il privilegio di portare la Parola di Dio al loro Convegno Pastorale della Zona Ovest. Grande era l’emozione e la responsabilità che ho avvertito. Dopo aver portato i saluti, ho predicato sull’importanza di predicare Cristo crocifisso e non presentare un Cristo sociale, storico o religioso. Si avvertiva la presenza dello Spirito Santo che guidava ogni cosa. Alla fine dell’incontro, uno dei pastori mi si avvicinò, dicendomi: “Oggi Dio ha parlato”. A Dio sia tutta la gloria.

 

PRIME GIOIE

Domenica 19 novembre, sono stato invitato a predicare nella chiesa di Goudel, curata dal fratello Issoufu, in occasione dei battesimi. Un fratello e una sorellina hanno deciso di promettere fedeltà a Dio scendendo nelle acque battesimali. Con mia grande sorpresa e meraviglia, il pastore mi ha invitato ad entrare con lui nella vasca battesimale dandomi il privilegio di fare i miei primi battesimi in Africa. Il giorno successivo, ho presenziato insieme ad altri pastori e missionari all’apertura dell’Anno Accademico della nascente Scuola Biblica a Niamey. Il presidente Kader mi ha comunicato che sono stato designato come uno degli insegnanti, e per tre settimane Dio mi ha concesso la grazia di insegnare Introduzione al Nuovo Testamento.

Credo fermamente che la missione italiana potrà dare un grande aiuto e contributo per lo sviluppo e la formazione degli allievi che si preparano al ministero della Parola. In quest’ultimo periodo, accompagnato da un pastore locale, ho visitato tre villaggi molto distanti, dove purtroppo le chiese che c’erano sono state chiuse per mancanza di pastori e i credenti si sono dispersi ritornando all’Islam. Il primo villaggio si chiama Sansane Houssa, 65 km da Niamey, il secondo Gotheye, 75 km dalla capitale e il terzo Yalwane, 90 km. Ho potuto conoscere i capi-villaggio e le autorità civili e religiose, ricevendo grande ospitalità. Vedere quei locali di culto chiusi, abbandonati, senza credenti, fa male al cuore.

C’è desolazione, morte, rovina e grande bisogno della Luce divina. Questi viaggi sono stati fatti per valutare i vari bisogni spirituali e, soprattutto, valutare dove poter evangelizzare e dare inizio al primo campo missionario italiano (ADI) in terra africana. L’8 dicembre, mentre insegnavo all’Istituto Biblico, durante la pausa, ho visto passare un uomo, un beduino che proveniva dal deserto, della tribù Tuareg, avvertendo una spinta interiore, con una scusa l’ho avvicinato e ho iniziato a presentargli Gesù. Con grande mia sorpresa, ho notato che non mi contrastava, non rigettava la Parola e, alla fine, mi ha permesso di pregare con lui. Non solo, ma come segno di amicizia, mi ha lasciato il suo numero di cellulare per contattarlo.

Con grande stupore, la mattina successiva è ritornato a trovarmi dicendomi che prossimamente porterà altri amici della stessa tribù per ascoltare il messaggio di Cristo. Forse non lo vedrò più, ma Dio conosce il luogo della sua dimora e sicuramente il seme dell’Evangelo porterà frutto nel suo cuore.

Sicuri del vostro sostegno e delle vostre preghiere, vi salutiamo e vi chiediamo di continuare a pregare per noi, per il Niger e per l’Africa intera.

Contributi dal campo di missione

Presentazione del Niger

Presentazione dell'opera in Niger

Appello per aiutare il Niger

Intervista telefonica a Davide Valentino

Campo di missione in Niger

Le MISSIONI sono fatte dai PIEDI di quanti vanno, dalle GINOCCHIA di quanti pregano e dalle MANI di quanti danno.